Il Marrone del Mugello IGP è il simbolo della civiltà dell’appennino toscano, un frutto dolce e generoso che per secoli ha rappresentato il “pane d’albero”, sfamando intere generazioni di montanari durante i lunghi inverni.
Le sue origini risalgono all’epoca romana, ma fu nel Medioevo che la coltivazione del castagno da frutto si consolidò, grazie all’opera dei monaci vallombrosani e camaldolesi che bonificarono i versanti montani del Mugello, a nord di Firenze. Nel Rinascimento, i marroni del Mugello erano considerati una prelibatezza da signori, spediti regolarmente alla corte dei Medici. Questa secolare cultura montana è stata blindata nel 1996 con l’ottenimento della certificazione IGP, che tutela i castagneti coltivati tra i 300 e i 900 metri d’altitudine.
A differenza delle comuni castagne, il Marrone del Mugello si distingue per standard qualitativi e morfologici ben precisi.
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La differenza tra castagna e marrone: Il marrone è il “re” della categoria. Si riconosce per la forma ellissoidale, la buccia bruna striata con venature scure e la cicatrice alla base (l’ilo) di forma rettangolare. Soprattutto, la polpa non è “settata”, il che significa che la pellicina interna si stacca con estrema facilità senza rompere il frutto.
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Il sapore zuccherino: La polpa ha una consistenza compatta ma croccante e un sapore marcatamente dolce, con note che ricordano la vaniglia e il nocciolo. Questo lo rende la materia prima ideale per la grande pasticceria, in particolare per la produzione dei celebri marron glacé.
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In cucina: È un ingrediente versatile. Si consuma tradizionalmente arrostito sul fuoco nella tipica padella forata (le bruciate), bollito con una foglia di alloro (i ballotti), oppure utilizzato per preparare il castagnaccio e i tortelli di marroni, una prelibatezza tipica del Mugello.












































