Nata a Firenze nel 1929, Oriana Fallaci è stata una delle giornaliste e scrittrici più famose, amate e controverse del Novecento, la prima donna in Italia ad andare al fronte come inviata speciale e una firma leggendaria del giornalismo mondiale.
Cresciuta in una famiglia antifascista (il padre fu leader della Resistenza fiorentina), partecipò giovanissima alla lotta partigiana come staffetta con il nome di battaglia “Emilia”. Entrata nel giornalismo a soli diciassette anni, si impose rapidamente per il suo stile unico, aggressivo, privo di timori reverenziali e profondamente soggettivo. Ha raccontato per l’Europeo e il Corriere della Sera i più grandi conflitti del secolo, dalla guerra del Vietnam (diario di quell’esperienza fu Niente e così sia) al massacro di Tlatelolco in Messico, dove rimase gravemente ferita.
La sua fama internazionale è legata anche alle celeberrime interviste ai grandi della Terra (raccolte in Intervista con la storia), da Henry Kissinger a Golda Meir, fino allo storico faccia a faccia del 1979 con l’Ayatollah Khomeini, durante il quale, in segno di sfida per la condizione femminile, si tolse il chador che era stata costretta a indossare. Il suo legame sentimentale con il leader della resistenza greca Alexandros Panagulis ispirò il romanzo Un uomo.
Dopo anni di silenzio in cui si era ritirata a New York, colpita da un cancro da lei definito “l’Alieno”, tornò alla scrittura dopo l’11 settembre 2001 con il durissimo pamphlet La rabbia e l’orgoglio, un atto d’accusa feroce contro l’estremismo islamico e l’apatia dell’Occidente che scatenò accese polemiche mondiali.
Scomparsa a Firenze nel 2006, dove volle tornare a morire per poter guardare l’Arno, Oriana Fallaci ha incarnato la toscanità nella sua forma più spigolosa, battagliera, orgogliosa e intransigente. Una donna colta e scomoda, che ha fatto della sua penna un’arma per difendere strenuamente la propria libertà di pensiero.




















































