Il Vino Nobile di Montepulciano DOCG è uno dei rossi più antichi, nobili e affascinanti d’Italia, un aristocratico del calice che unisce la struttura fiera del Sangiovese a un’eleganza vellutata e profumata, legata indissolubilmente allo splendido borgo rinascimentale di Montepulciano.
Le sue origini sono letteralmente regali e intrecciate alla grande storia. I vigneti di Montepulciano erano celebrati già nel Medioevo, ma fu nel Rinascimento che il vino ottenne lo status di “Nobile”, essendo il prediletto dai papi (come Paolo III), dai signori e dai sovrani di tutta Europa.
Il poeta seicentesco Francesco Redi, nella sua celebre opera Bacco in Toscana, lo incoronò solennemente scrivendo: “Montepulciano d’ogni vino è il re”. Nel 1980, insieme al Brunello di Montalcino, ha fatto la storia dell’enologia italiana diventando uno dei primissimi vini a potersi fregiare del marchio DOCG.
A differenza del Brunello (che è un solista puro) e del Chianti Classico, il Nobile di Montepulciano si distingue per un assemblaggio sapiente che storicamente smussa gli angoli del Sangiovese, rendendolo incredibilmente armonioso e regale.
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Il Prugnolo Gentile: Il cuore pulsante del Nobile è un biotipo specifico di Sangiovese chiamato localmente Prugnolo Gentile (che deve costituire almeno il 70% dell’impasto). Il nome deriva dal profumo tipico di prugna che il vitigno esprime in queste terre collinari, ricche di sabbie e argille plioceniche. Al Prugnolo si affianca tradizionalmente il Canaiolo Nero e, talvolta, altre varietà locali.
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L’attesa in cantina: Per potersi chiamare “Nobile”, il vino deve essere sottoposto a un periodo di maturazione minimo di 2 anni (che diventano 3 anni per la versione Riserva), calcolati dal primo gennaio successivo alla vendemmia. Il disciplinare offre ai produttori diverse combinazioni di affinamento, ma la strada tradizionale prevede almeno 12 mesi trascorsi all’interno di grandi botti di legno.
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Il profilo e il matrimonio a tavola: Nel bicchiere sfoggia un colore rosso rubino splendente che tende al granato con l’invecchiamento. Al naso è aristocratico e floreale, con note nette di prugna, marasca, viola mammola e delicate sfumature di spezie dolci e tabacco. Al palato è asciutto, equilibrato e persistente. A tavola esige piatti importanti: è il compagno d’elezione per i pici al ragù, per la saporita anatra in umido (un classico poliziano), per il Prosciutto di Cinta Senese e per i formaggi pecorini di Pienza stagionati in grotta.






















