La Vernaccia di San Gimignano DOCG è la regina incontrastata dei bianchi toscani, un vino fiero, minerale e millenario che brilla come oro liquido tra le spettacolari torri medievali di San Gimignano, sfidando apertamente la storica supremazia dei rossi della regione.
Le sue origini sono leggendarie e si intrecciano con la grande storia e la letteratura europea fin dal Medioevo. Citata già nel Duecento, la Vernaccia era il vino dei papi, dei re e dei poeti. Dante Alighieri la immortalò addirittura nella Divina Commedia (nel Purgatorio), dove descrive il Papa Martino IV punito per il peccato di gola, in particolare per la sua passione per le anguille di Bolsena affogate nella Vernaccia. Il nome deriva probabilmente dal latino vernaculus, che significa “del posto”, a indicare l’uva locale per eccellenza. Nel 1966, la Vernaccia di San Gimignano ha fatto la storia dell’enologia italiana diventando il primissimo vino in assoluto a ottenere la DOC, trasformata poi in DOCG nel 1993.
A differenza della maggior parte dei vini bianchi, che puntano tutto su profumi intensamente fruttati o floreali, la Vernaccia si distingue per un carattere aristocratico, asciutto e fortemente minerale, legato ai terreni preistorici su cui cresce.
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L’uva e i terreni pliocenici: Viene prodotta con almeno l’85% di uve Vernaccia di San Gimignano. I vigneti affondano le radici in colline uniche, caratterizzate da sabbie gialle e argille grigie del periodo Pliocenico, ricchissime di fossili marini di conchiglie. Questa composizione geologica dona al vino la sua tipica sapidità e una spina dorsale acida inconfondibile.
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La versione Riserva: La Vernaccia ha una straordinaria e insolita capacità di sfidare il tempo, tanto da essere definita “un rosso travestito da bianco”. La tipologia Riserva prevede una selezione rigorosa delle uve migliori e un affinamento minimo di 11 mesi in cantina (spesso trascorsi in botti di legno o su fecce nobili), seguiti da altri 3 mesi in bottiglia, che le regalano una complessità e una longevità incredibili.
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Il profumo di mandorla e la tavola: Nel calice si presenta di un colore giallo paglierino con riflessi dorati che si accentuano con l’invecchiamento. Al naso è fine ed elegante, con note di frutta a polpa bianca, agrumi, pietra focaia e il suo caratteristico, inconfondibile sentore finale di mandorla amara. A tavola è un camaleonte: perfetta con i piatti della tradizione locale come il coniglio in umido, la ribollita o lo zafferano di San Gimignano DOP, ma è strabiliante anche con la grande cucina di mare, i crostacei, il pesce al forno e i formaggi caprini freschi.






















