Morellino di Scansano DOCG

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Il Morellino di Scansano DOCG è l’anima selvaggia, solare e marina della Maremma toscana, un vino rosso immediato, fiero e vibrante che racconta la storia di un territorio collinare bellissimo e aspro, lambito dalle brezze del Mar Tirreno.

Le sue origini sono antiche e legate alla storia della Maremma rurale e grossetana. Sebbene la coltivazione della vite nella zona di Scansano risalga all’epoca degli Etruschi, la fama di questo vino si consolidò nell’Ottocento, durante il periodo della cosiddetta “Estatura”: in estate, gli uffici pubblici di Grosseto venivano trasferiti a Scansano per sfuggire alla malaria delle pianure palustri. Fu allora che i funzionari e i signori scoprirono questo rosso generoso e rinvigorente.

Sul nome “Morellino” resistono due storie affascinanti: la prima lo fa derivare dai cavalli “morelli”, i tipici destrieri da tiro maremmani dal mantello scuro; la seconda, più legata alla terra, fa riferimento alla “morella”, il termine dialettale con cui i contadini indicano le ciliegie selvatiche, scure e dolcissime, che ricordano il colore e i profumi di questo vino.

A differenza dei grandi rossi dell’entroterra toscano (come il Brunello o il Nobile), storicamente austeri e bisognosi di lunghi affinamenti, il Morellino si distingue per una straordinaria prontezza della beva e per una morbidezza innata, regalata dal clima mediterraneo.

 

  • Il Sangiovese della Costa: Per disciplinare, il Morellino deve essere prodotto con almeno l’85% di uve Sangiovese (che a Scansano viene chiamato proprio Morellino). Le colline maremmane, baciate da un sole caldissimo e rinfrescate costantemente dai venti marini che risalgono dalla costa dell’Argentario, permettono alle uve di raggiungere una maturazione perfetta e zuccherina, riducendo l’acidità tipica del vitigno e donando una morbidezza avvolgente.

  • Le due anime del Morellino: Il vino si presenta principalmente in due versioni. Quella Annata (o d’annata) è fresca, fruttata, non fa legno ed entra in commercio già nella primavera successiva alla vendemmia, perfetta per essere goduta giovane. La versione Riserva, invece, richiede una pazienza maggiore: deve riposare per almeno 2 anni, di cui almeno uno trascorso all’interno di botti di legno, acquisendo una complessità e una struttura più mature.

  • Profumi mediterranei e abbinamenti di terra: Nel calice mostra un colore rosso rubino luminoso e polposo. Al naso sprigiona note intense di ciliegia matura, prugna, frutti di bosco e un tocco inconfondibile di macchia mediterranea (rosmarino e timo). In cucina è un vino incredibilmente versatile: la versione giovane è la compagna ideale per i tortelli maremmani al ragù, per l’acquacotta (la tipica zuppa contadina maremmana) e, sorprendentemente, si sposa benissimo anche con piatti di pesce locali ricchi di pomodoro, come il cacciucco livornese. La Riserva esige invece piatti più strutturati, come il cinghiale in umido o il pecorino toscano stagionato.