I Brigidini di Lamporecchio sono cialde sottilissime, croccanti e profumate che rappresentano il dolce simbolo delle fiere, dei mercati e delle feste di paese in tutta la Toscana. La loro nascita, avvenuta nel pistoiese, risale al Rinascimento e porta la firma delle monache brigidine, seguaci di Santa Brigida di Svezia, che vivevano nel convento locale. Si racconta che le suore, nel preparare le ostie per la comunione, decisero di arricchire l’impasto rimasto con ingredienti profumati per concedersi un piccolo peccato di gola.
La forma è quella di un dischetto dorato, leggermente ondulato e friabile, che si scioglie letteralmente in bocca. L’impasto originario è di una semplicità disarmante: farina, uova, zucchero e pochissima acqua. Il tocco magico e inconfondibile è dato dall’essenza o dai semi di anice verde, che infondono al dolce quel sapore balsamico e aromatico che si diffonde nell’aria a metri di distanza durante le sagre.
Tradizionalmente la cottura avveniva stringendo piccole palline di pasta tra due pesanti piastre di ferro rovente (le “forme”), incise con motivi geometrici o floreali, tenute sopra il fuoco. Oggi i “brigididunai” ambulanti utilizzano macchinari automatici che sfornano le cialde all’istante, riempiendo i tipici sacchetti trasparenti lunghi e stretti. I brigidini si gustano freddi, uno dopo l’altro come le ciliegie, spesso accompagnati da un bicchiere di Vin Santo o semplicemente sgranocchiati passeggiando tra i banchi delle feste toscane.




























