Pippi di Pistoia

by

I Pippi di Pistoia (o Pippi di San Jacopo) sono piccoli e curiosi dolcetti legati a doppio filo all’identità storica e religiosa della città di Pistoia. La loro comparsa è legata a una data ben precisa sul calendario: il 25 luglio, giorno in cui si celebra San Jacopo, il santo patrono della città. Il nome “pippo” deriva dal termine dialettale toscano usato affettuosamente per indicare i bambini o le piccole bambole di pezza. Questi dolci, infatti, hanno la forma stilizzata di una figura umana – un piccolo pupazzo con testa, braccia e gambe abbozzate – e venivano storicamente regalati ai bambini che partecipavano alle celebrazioni del patrono.

La tradizione dei pippi affonda le radici nel Medioevo, epoca in cui Pistoia divenne un importante snodo del pellegrinaggio europeo dopo l’arrivo in città di una preziosa reliquia di San Jacopo proveniente da Santiago di Compostela. Durante la festa patronale, la città si riempiva di pellegrini, viandanti e cittadini. I fornai pistoiesi iniziarono così a produrre questi biscotti antropomorfi come cibo da viaggio ed elemento devozionale. Offrire un “pippo” ai più piccoli non era solo un gesto di affetto, ma anche un modo per porre i bambini sotto la protezione del Santo.

La natura dei pippi rispecchia la classica filosofia della pasticceria toscana, basata su ingredienti semplici della dispensa sapientemente combinati. Si tratta di biscotti di pasta frolla o di pasta da pane arricchita, a seconda delle versioni storiche dei diversi forni. L’ingrediente che dà loro il carattere inconfondibile è l’anice, una costante nei dolci da fiera toscani per le sue proprietà digestive e rinfrescanti.

Sono biscotti secchi, piuttosto compatti e friabili, pensati per conservarsi a lungo nei sacchetti di carta durante le calde giornate di luglio. Spesso, per rendere i pupazzetti più animati e graditi ai bambini, gli occhi o i bottoni del vestito vengono realizzati applicando sulla superficie dei chicchi di uvetta sultanina o dei confettini colorati prima della cottura in forno.

Oggi, camminando per il centro di Pistoia durante i giorni del Luglio Pistoiese e della storica Giostra dell’Orso, è impossibile non notare questi piccoli pupazzi dorati che occhieggiano dalle vetrine dei forni, mantenendo viva una tradizione che profuma di storia e di anice.