Pontormo

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Nato a Pontorme nei pressi di Empoli (Firenze) nel 1494, Jacopo Carucci, universalmente noto come il Pontormo, è stato uno dei pittori più straordinari, enigmatici e rivoluzionari del Cinquecento, pioniere assoluto del Manierismo fiorentino.

Rimasto orfano giovanissimo, si trasferì a Firenze dove si formò nelle botteghe di maestri immensi come Leonardo da Vinci, Piero di Cosimo e, soprattutto, Andrea del Sarto. Il suo talento fuori dal comune fu chiaro da subito, tanto che lo stesso Michelangelo, vedendo i suoi primi lavori, predisse per lui una carriera radiosa. Tuttavia, a differenza della perfetta armonia geometrica e della razionalità del Rinascimento classico, Pontormo scelse una strada totalmente nuova e personale: ruppe deliberatamente le regole della prospettiva e delle proporzioni per esplorare l’inquietudine, l’emozione pura e il dinamismo drammatico.

Il suo capolavoro indiscusso è la Deposizione (o Trasporto di Cristo), dipinta tra il 1526 e il 1528 per la Cappella Capponi all’interno della Chiesa di Santa Felicita a Firenze. In questa pala d’altare, Pontormo compie un gesto rivoluzionario: elimina completamente i punti di riferimento realistici, come la croce o il paesaggio, concentrando tutta la scena su un groviglio di corpi allungati, leggeri e sinuosi che sembrano quasi fluttuare in uno spazio senza gravità. A sconvolgere lo spettatore è soprattutto l’uso del colore, fatto di tonalità acide, stridenti e cangianti – rosa confetto, azzurri siderali, verdi smeraldo e arancioni – che accentuano il senso di smarrimento e profonda spiritualità dell’opera.

Oltre alle grandi composizioni religiose (tra cui spicca anche la splendida e toccante Visitazione di Carmignano), Pontormo fu un ritrattista acuto, modernissimo e raffinatissimo, capace di catturare la psicologia complessa, fiera e spesso malinconica dell’aristocrazia fiorentina del tempo, come nel celebre Ritratto di alabardiere.

Le fonti storiche, a partire dalle Vite del contemporaneo Giorgio Vasari, e il diario personale scritto dall’artista negli ultimi anni di vita, ci descrivono Pontormo come un uomo dal carattere estremamente introverso, solitario, ipocondriaco e tormentato da nevrosi costanti. Un uomo che arrivò persino a costruire una scala retrattile per isolarsi nel suo studio e non farsi trovare da nessuno.

Scomparso a Firenze nel 1557, la sua arte fu a lungo fraintesa dai secoli successivi, che vedevano nella sua eccentricità formale una “decadenza” rispetto ai canoni del Rinascimento. Solo nel Novecento la critica lo ha pienamente riscoperto, celebrandolo come un genio assoluto e un precursore della modernità, capace di anticipare di secoli l’espressionismo e l’introspezione psicologica nell’arte occidentale.