Nato a Castel San Giovanni (oggi San Giovanni Valdarno, in provincia di Arezzo) nel 1401, Tommaso di ser Giovanni di Monego Cassai, detto Masaccio, è stato uno dei padri fondatori del Rinascimento fiorentino, il pittore che ha rivoluzionato la storia dell’arte occidentale introducendo per primo la prospettiva scientifica e il realismo drammatico nelle figure.
Soprannominato “Masaccio” per una certa sbadataggine e totale disinteresse per le cose terrene che non fossero l’arte, arrivò giovanissimo a Firenze, dove strinse un sodalizio fondamentale con l’architetto Filippo Brunelleschi e lo scultore Donatello. Fu proprio applicando le regole geometriche di Brunelleschi che Masaccio dipinse la celeberrima Trinità nella Basilica di Santa Maria Novella, creando l’illusione di una vera e propria cappella tridimensionale scavata nella parete: il primo perfetto esempio di prospettiva lineare centrica della storia.
Il suo capolavoro assoluto rimane il ciclo di affreschi della Cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine a Firenze, realizzato insieme a Masolino. In scene come Il tributo o La cacciata di Adamo ed Eva, Masaccio ruppe definitivamente con la grazia astratta del Gotico Internazionale: i suoi personaggi hanno corpi solidi, pesanti, i piedi ben piantati a terra, i volti stravolti da un dolore reale e umano, illuminati da una luce reale che crea ombre profonde.
La sua carriera fu folgorante ma tragicamente breve. Chiamato a Roma, vi morì misteriosamente nel 1428 a soli 26 anni. Nonostante la vita brevissima, la sua lezione geometrica e profondamente umana lasciò un’impronta indelebile, diventando la scuola obbligatoria per tutti i geni successivi, da Piero della Francesca fino a Michelangelo.














































