Il massiccio del Pratomagno si erge fiero come una barriera naturale e panoramica tra il Valdarno superiore e la conca del Casentino, culminando a quasi milleseicento metri di altitudine.
A differenza delle aspre vette apuane o delle dense foreste appenniniche, questa montagna rivela una personalità geologica e paesaggistica del tutto singolare: il suo crinale superiore è un immenso e ininterrotto pascolo erboso d’alta quota lungo oltre trenta chilometri, una vera e propria terrazza verde sospesa nel cielo che offre una vista sconfinata sul profilo ondulato della Toscana centrale.
Il simbolo inconfondibile di questo rilievo è la monumentale Croce del Pratomagno, collocata sulla cima più alta a 1592 metri di quota.
Realizzata con un’ardita struttura modulare reticolare in ferro e inaugurata nel 1928 come omaggio alla pace e alla fede, la grande croce dipinta di rosso svetta isolata tra le praterie, visibile da chilometri di distanza.
Raggiungere la sua base percorrendo i sentieri di crinale regala uno dei punti d’osservazione più entusiasmanti della regione, spaziando con lo sguardo dal Monte Amiata fino alle cime delle Alpi Apuane e ai laghi dell’Umbria.
La montagna è teatro di una celebre e drammatica vicenda legata alla pionieristica epoca d’oro dell’aviazione mondiale.
Nel gennaio del 1933, l’aviatore australiano Herbert John Louis Hinkler, veterano decorato e asso dei voli a lunga distanza, precipitò tragicamente sulle pendici del massiccio a causa di una violentissima bufera di neve mentre tentava di stabilire il record di traversata solitaria tra Londra e l’Australia.
Il relitto e il corpo del pilota vennero ritrovati mesi dopo da boscaioli locali, e ancora oggi un cippo commemorativo ne ricorda il coraggio sul luogo del disastro.
L’ambiente del Pratomagno è plasmato da una millenaria tradizione di pastorizia transumante, che ha modellato le praterie d’alta quota trasformandole in terreni ideali per il pascolo estivo di greggi e mandrie.
I borghi di mezza costa, arroccati lungo la storica Strada dei Setteponti come Castelfranco di Sopra, Loro Ciuffenna e Montemarcello, conservano intatta l’architettura in arenaria, antichi mulini ad acqua ancora funzionanti e pievi romaniche che custodiscono capolavori pittorici rinascimentali.
Oggi il Pratomagno è un autentico paradiso per gli escursionisti leggeri, gli appassionati di mountain bike e gli amanti del volo libero in deltaplano o parapendio, richiamati dalle perfette correnti termiche ascensionali.
Durante l’inverno i pascoli si trasformano in candide distese per ciaspolate d’alta quota, mentre nelle calde giornate estive l’aria fresca e il vento costante del crinale offrono una via di fuga rigenerante, dove il silenzio è interrotto solo dallo stormire dell’erba e dai campanacci degli armenti.




















